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Agri-Tessuti, una novità davvero "Green"

  • Valentina Pontetti
  • 29 nov 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

In Italia negli ultimi due anni la domanda di capi sostenibili è cresciuta del 78% e oggi il 55% degli utenti è disposto a pagare di più per capi ecofriendly.

E’ assolutamente possibile una filiera del Tessile Made in Italy 100% ecosostenibile, con tessuti naturali e tinture green realizzate con prodotti e scarti agricoli.

Secondo stime Cia, la produzione di lino, canapa, gelso da seta, oggi coinvolge circa 2.000 aziende agricole in Italia, per un fatturato di quasi 30 milioni di euro con le attività connesse. Se la filiera degli Agri-tessuti venisse incoraggiata, questa cifra potrebbe triplicare già nel prossimo triennio. Per esempio, coinvolgendo nell’immediato le 3.000 imprese produttrici di piante officinali, alcune anche tintorie, come lavanda e camomilla, allargandone il campo. Associando, ovviamente, la tintura da scarti dell’agricoltura come foglie dei carciofi, scorze del melograno, bucce della cipolla, residui di potatura di olivi e ciliegi, ricci del castagno. I contadini possono essere i nuovi alleati della moda per avere tessuti rispettosi dell’ambiente.

Oggi invece l’Industria Tessile è la seconda più inquinante al mondo, responsabile del 20% dello spreco globale di acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica. Una maglietta richiede, in media, 2.700 litri d’acqua per essere prodotta, un jeans fino a 10.000 litri, utilizzando soprattutto fibre e coloranti di sintesi. Considerato che il consumo mondiale di indumenti è destinato a crescere di oltre il 60% entro il 2030, è evidente quanto siano enormi le potenzialità di una filiera del Tessile ecologicamente orientata, fino a rappresentare il 15-20% del fatturato del settore in Italia.

La maggior parte delle fibre tessili che oggi sono utilizzate nel mondo è di origine sintetica e richiedono un forte impiego di petrolio.

È bene inoltre ricordare che l’Onu con Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile chiede di dar vita a nuovi sistemi di produzione a minore impatto ambientale e questo vale anche per il tessile. Occorre quindi sempre più offrire ai consumatori capi ottenuti con tecniche sostenibili.

Ma da quali piante partire? Senz’altro dalla canapa, di gran lunga la più interessante, e poi il lino, il gelso per l’alimentazione dei bachi da seta.

Anche il lino, altra pianta poco coltivata in Italia, è ottimo per produrre fibre tessili, ma ci sono altre piante interessanti, come la soia, denominata anche cachemire vegetale, i semi di ricino, che possono essere impiegati per produrre nylon biobased. Anche la coltivazione del gelso indispensabile per allevare i bachi potrebbe essere una buona scommessa per reintrodurre la produzione di seta in Italia. Ci sono poi fibre tessili molto innovative di ultima generazione che si ottengono da una serie di sottoprodotti alimentari come gli scarti delle arance, dell’uva, delle mele.

Una linea tutta fruttata, vegan ed ecosostenibile è quella lanciata da H&M nella collezione Conscious Exclusive. Tra i materiali utilizzati per realizzare vestiti, stivali e giacche ci sono infatti pelle di ananas e seta ricavata da fibre di arancio.

Dei materiali innovativi utilizzati in questa collezione vi avevamo già parlato. Si tratta di Piñatex®, tessuto realizzato da Carmen Hijosa, esperta di pelletteria che è riuscita a creare questo nuovo materiale ecologico e sostenibile a partire dalle fibre delle foglie di ananas. Con questa sorta di pelle vegan saranno realizzate giacche e stivali.

Altro materiale sostenibile è quello ricavato dalle bucce di arancia, Orange Fiber®, che si è guadagnato il soprannome di seta vegan e che è made in Italy (già Salvatore Ferragamo l’ha utilizzato nelle sue linee di moda).

Infine, ci sono anche il Tencel, materiale versatile a base di pasta di legno e BLOOM ™ Foam, schiuma flessibile a base vegetale.

Il marchio italiano Womsh ha lanciato una nuova linea di scarpe vegan realizzate a partire dagli scarti della mela. Si tratta di sneakers ecologiche e con ottime caratteristiche tecniche, perfette per tutte le persone che ci tengono ad indossare scarpe che non contengano pelle animale ma che siano anche funzionali, comode e dal design moderno.

Sono 100% vegetali e nascono grazie all’utilizzo di un tessuto innovativo ricavato a partire dalle fibre delle mele (ottenute dagli scarti industriali biologici) unite poi al poliuretano in una percentuale del 50% per ciascun materiale. Il tessuto a base di mele, ecologico e green, è stato chiamato “apple skin”.

Il risultato finale è qualcosa di molto simile alla pelle animale senza lo svantaggio però di dover far del male a qualcuno per poterla realizzare.

Si chiama Wineleather e intende rivoluzionare il settore della pelletteria con le sue caratteristiche: è resistente, ecofriendly e nessun animale viene ucciso o torturato per la sua realizzazione. Questa pelle è infatti prodotta trasformando la vinaccia, scarto che altrimenti diventerebbe rifiuto senza tappe intermedie.

Ogni anno vengono prodotte 13 milioni di tonnellate di scarti di produzione vinicola. Perché non riciclarle? Così è nata Wineleather, un simil-pelle di origine vegetale che può sostituire le pelli animali e sintetiche che purtroppo ancora sono in commercio. WineLeather si caratterizza per una produzione libera da petrolio, sostanze inquinanti, uccisioni immotivate di animali indifesi, consumi di acqua (praticamente zero, contro i 240 litri di acqua necessari per un metro quadro di pelle animale).

La vinaccia viene utilizzata in un processo ad impatto zero. Con quelle 13 mln di tonnellate di scarti si possono produrre ben 3 mld di metri quadrati di vegan leather, una superficie equivalente a circa 400 mila campi da calcio. Da un lato, in questo modo gli scarti non diventano un rifiuto vero e proprio e non finiscono, dai terreni, direttamente nelle falde acquifere; dall’altro lato, si crea un prodotto che sostituisce tutti i processi produttivi di pelle animale e sintetica, limitando gli impatti ambientali e sociali derivanti da queste produzioni.

Dalla Micronesia arriva la pelle vegetale prodotta dagli scarti di coltivazione delle banane. Con questi materiali si produce una sorta di pelle vegetale che al momento viene utilizzata per creare accessori come i portafogli.

I banani vengono potati regolarmente anno dopo anno per favorire la crescita di nuovi frutti. Gli scarti delle piante normalmente vengono abbandonati sul terreno, ma ora la ha deciso di recuperarli e utilizzarli per creare un nuovo materiale alternativo alla vera pelle.

Poi c’è Muskin, la pelle 100% vegetale fatta con i funghi.

Muskin è una pelle estratta dal cappello del fungo che può essere lavorata in modo del tutto simile a quella animale tranne per la concia, che è completamente vegetale, in modo da ottenere dei prodotti di pelletteria adatti ai vegani.

Questo tipo di pelle vegetale viene definito come un materiale unico nel suo genere.

La pelle vegetale rappresenta un’alternativa interessante alla pelle di origine animale per chi per scelta preferisce acquistare prodotti cruelty-free per quanto riguarda le scarpe, gli accessori e l’abbigliamento.

Muskin è una pelle vegetale del tutto atossica e dunque può essere utilizzata senza problemi per realizzare manufatti che sono a diretto contatto con l’epidermide. Inoltre, questo tipo di pelle è in grado di assorbire l’umidità per poi rilasciarla e così non favorisce la proliferazione dei batteri.

Non dimentichiamoci poi di Ligneah, l’eco pelle 100% sostenibile fatta di legno

Legno trattato ad hoc per dar vita a calzature, borse e accessori, diventando un innovativo materiale dalle caratteristiche tattili simili al cuoio. È questa l’idea del progetto “Ligneah”, un punto di incontro tra la sostenibilità ambientale, il design innovativo e il rispetto per l’ambiente e per le creature viventi che lo abitano.

Quelli di Ligneah, quindi, sono prodotti “quasi a chilometro zero”, fatti con fogli di legno trattati al laser e uniti al tessuto, una tecnica di lavorazione per cui è stato depositato un brevetto circa un anno fa.

E, per concludere in bellezza, ci rivela anche che per ogni prodotto venduto, fa piantare un albero in Nigeria. Ligneah sostiene, infatti, Tree Nation e il suo progetto, ovvero quello di combattere la deforestazione, la desertificazione e il cambiamento climatico, contribuendo a sviluppare anche le economie locali.

Che dire? Finalmente l’industria della moda e del tessile si stanno orientando verso alternative eco-friendly!



 
 
 

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