Il "Fashion Pact": anche l'industria della moda diventa sostenibile
- Valentina Pontetti
- 17 mag 2021
- Tempo di lettura: 1 min
Studi fatti a livello mondiale hanno dimostrato che l’industria della moda è la seconda industria più inquinante della Terra, seconda solo al petrolio.
E questo la moda lo sa, anzi lo sa bene.
Ed è proprio questo che ha spinto l’industria della moda a costituire e firmare il “Fashion Pact” in occasione del vertice del G7 di Biarritz nel 2019.
Il Fashion Pact riunisce una coalizione di aziende globali leader del settore della moda e del tessile, che condividono tutte obiettivi comuni: arrestare il riscaldamento globale, ripristinare la biodiversità e proteggere gli oceani.
Per il clima, gli obiettivi sono raggiungere la neutralità di carbonio entro il 2050, utilizzare materie prime a basso impatto ambientale entro il 2025 ed utilizzare il 100% di energie rinnovabili entro il 2030.
Per la biodiversità, gli obiettivi sono attivare progetti di biodiversità individuali entro il 2030 e dare sostegno alla zero-deforestazione ed alla gestione sostenibile delle foreste entro il 2025.
Per gli oceani, gli obiettivi sono di eliminare tutta la plastica superflua e fonte di inquinamento presente negli imballaggi e di realizzare imballaggi fatti di plastica riciclata al 100% entro il 2030.
Le aziende firmatarie al momento sono più di 60, provengono da diversi settori e da 14 Paesi; sono, come è giusto che sia, affiancate dai migliori esperti nel campo della ricerca, della scienza e della conservazione.
Il Fashion Pact è una coalizione unica nel suo genere, guidata dai CEO delle aziende firmatarie e portata all’azione concreta; i suoi membri rappresentano 1/3 del settore della moda e vogliono agire tutti collettivamente per incrementare l’impatto “green” sull’ambiente ed ottenere risultati concreti.
Tutto questo perché il “green” è davvero molto “glamour”.





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