Il Prosecco
- Valentina Pontetti
- 7 mag 2021
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In antichità veniva decantato il vino pucino, celebrato da Plinio nella sua “Naturalis historia” e prediletto per le sue doti medicinali da Livia, moglie dell'imperatore Augusto.
Ai primi del Cinquecento a Trieste, per dare maggiore visibilità al principale prodotto locale, la ribolla, si dichiarò che questa fosse la naturale erede proprio del pucino, che la città di Trieste inviava annualmente nella quantità di cento anfore alla casa d'Asburgo, a partire dall'atto di dedizione del 1382. Ciò derivò dalla necessità di distinguere la ribolla triestina dagli altri vini dallo stesso nome, prodotti nel Goriziano e a costi inferiori in Istria. Venne quindi definita una precisa caratterizzazione geografica, suggerita dall'identificazione del luogo di produzione dell'antichità, il castellum nobile vino Pucinum con il Castello di Prosecco, nei pressi della località di Prosecco.
La prima citazione conosciuta del cambio di denominazione è dovuta al gentiluomo inglese Fynes Moryson, che visitando il nord Italia nel 1593 annotò: “L'Histria è divisa tra il Forum Julii, e l'Histria propriamente detta (...). Qui cresce il vino Pucinum, ora chiamato Prosecho, assai celebrato da Plinio.
Questi sono i vini più famosi d'Italia. La lagrima di Christo, e vini simili presso Cinqueterre in Liguria: la vernaza, e il moscatino bianco, specie quello di Montefiaschone in Italia: Cecubum e Falernum nel Regno di Napoli, e il Prosecho in Histria”.
Il vitigno, vero elemento caratterizzante del Prosecco delle origini, si diffuse prima nel Goriziano, poi - tramite Venezia - in Dalmazia, a Vicenza e nel Trevigiano.
Col passare dei secoli, la produzione nella zona d'origine andò scemando, mentre conobbe un sempre maggiore sviluppo proprio nelle zone dell'attuale provincia di Treviso e segnatamente fra le colline di Conegliano, Col San Martino, Asolo e Valdobbiadene.
Il termine "Prosecco", così come lo conosciamo, compare per la prima volta nel poemetto Il Roccolo Ditirambo, scritto nel 1754 da Valeriano Canati sotto lo pseudonimo di Aureliano Acanti: "(...) Ed or ora immollarmi voglio il becco con quel melaromatico Prosecco....".
Abbandonata completamente la produzione del Prosecco dai viticoltori del Carso triestino e del Collio friulano, essa si sviluppò invece lungo le colline venete, in particolare nella provincia di Treviso (zone di Valdobbiadene, Conegliano ed Asolo).
Diventando quindi urgente una regolamentazione legislativa che arginasse il fenomeno delle numerosissime imitazioni in giro per il mondo, ed essendo vietato dalle norme internazionali proteggere il nome di un vitigno (era invalso infatti l'uso di chiamare "Prosecco" il vitigno produttore del vino), si rese necessario ricollegare la produzione veneta col nome della località originaria del Prosecco, e cioè la località omonima presso Trieste, nel contempo ripristinando gli antichi nomi - "Glera" e "Glera lunga" - dei vitigni.
Si decise quindi di creare un'area di produzione contigua costituita dalle province del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.
Ecco quindi la travagliata storia del nostro amato Prosecco.





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