La Moka, un brevetto italiano famoso nel mondo
- Valentina Pontetti
- 20 mag 2021
- Tempo di lettura: 1 min
L’invenzione della moka da parte di Alfonso Bialetti rientra tra le 10 invenzioni brevettate made in Italy che hanno fatto la storia.
Ma da dove viene il nome “Moka”?
L’origine del nome risiede nel nome della città di Mokha nello Yemen, una delle prime e più rinomate zone di produzione di caffè dell’epoca, in particolare della pregiata qualità arabica.
Nel 1933 Bialetti ricavò l’ispirazione per questa invenzione osservando la moglie che faceva il bucato. A quei tempi, per lavare i panni, si usava la “lisciveuse”, ossia una grossa pentola munita di un tubo cavo con la parte superiore forata; l’acqua, messa nel recipiente insieme alla biancherai ed al sapone, bollendo saliva per il tubo e ridiscendeva sul bucato sfruttando al meglio la “lisciva”, il detersivo del tempo.
Decise quindi di replicare questo funzionamento sostituendo il caffè al sapone, ed utilizzando l’alluminio per realizzare la caffettiera a base ottagonale.
Fino al secondo dopoguerra, la Moka rimase un prodotto prettamente artigianale: vennero realizzati pochi pezzi, con manodopera artigianale e una distribuzione limitata all’ambito locale. Di Alfonso Bialetti si racconta che era un artista che lavorava più per la gloria che per il guadagno.
L’anno della svolta fu il 1946: ad Alfonso Bialetti subentrò il figlio Renato che, dotato di forte spirito imprenditoriale, modificò la filosofia aziendale passando da una logica artigianale ad una produzione di carattere industriale. Se in 10 anni Alfonso era riuscito a vendere circa 70.000 caffettiere, il figlio Renato in un solo anno riuscì a raggiungere la vendita di milioni di pezzi.
Il resto è storia.





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