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La Privacy, un diritto con radici molto lontane

  • Valentina Pontetti
  • 28 giu 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Ogni giorno si sente parlare di privacy e di protezione dei dati personali. Ma quando è nata la privacy? E soprattutto dove?

Il concetto di privacy si sviluppa fin nell’Antica Grecia quando, in una serie di trattati filosofici, si inizia a far riferimento ad un “senso di riservatezza”.

Aristotele, nella sua “Politica” distingue tra Polis, quale sfera pubblica dell’individuo correlata alle attività cittadine e sociali, ed Oikos, quale sfera privata associata solamente alla vita domestica.

Nell’antica Grecia, per la prima volta, viene stabilito un ambito personale, distinto e separato da quello pubblico e politico.

Per arrivare alla connotazione che oggi abbiamo di privacy bisogna attendere la fine dell’età feudale, dello Stato assoluto e del feudalesimo; bisogna attendere l’avvento del XVIII e del XIX secolo.

Nell’epoca moderna la storia della privacy inizia molto tempo prima dell’Unione Europea, molto tempo prima del Codice Privacy e soprattutto non inizia nel Vecchio Continente ma bensì negli Stati Uniti.

Tutto è nato nella Boston di fine ‘800, esattamente nel 1890, quando due avvocati Samuel Warren e Louis Brandeis pubblicarono sulla rivista “Harward Law Review” il primo articolo sul diritto alla privacy, intitolato proprio “The Right to Privacy”. Fu la prima monografia giuridica a riconoscere “the right to be let alone”, il diritto ad essere lasciato da solo, esprimendo quindi il desiderio di una propria ed inviolabile intimità.

Pensate a com’era Boston a fine ‘800: in giro si vedono solo carrozze, niente TV, niente Radio. Il mezzo di comunicazione è la stampa, e la fotografia è l’esempio di tecnologia più avanzata del momento.

Ad un certo punto, i giornali dell’epoca cambiano ed iniziano a pubblicare foto delle signori alto-borghesi mentre partecipano alle feste ed agli eventi mondani, sfoggiando i gonnelloni dell’epoca ed i loro cappellini abbinati.

La stampa e le macchine fotografiche diventano, quindi, un connubio in grado di diffondere in maniera massiccia ed incontrollabile le immagini delle persone, attraverso i giornali, ed i loro dati personali.

La diffusione dei dati personali, quindi, non è più limitata alle piazzette, alle sale da thè o ai club per gentiluomini; le foto finiscono sui giornali e tutti, e dico tutti, possono ora vederle.

I due giuristi americani, colpiti da questa intrusione nella vita delle persone, scrivono questo articolo, “The Right to Privacy”, dove, sostanzialmente, per la prima volta affermano – nero su bianco – che c’è un diritto della persona alla vita privata ed al rispetto della vita privata.

Una sfera chiusa che deve essere tutelata dall’intrusione degli altri.

Come dargli torto?



 
 
 

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